LA CINA della Nuova Era

Significato economico, politico e culturale della Nuova Via della Seta.

I  diversi sistemi politico-economici delle “tigri asiatiche” di prima generazione – peraltro culturalmente ed etnicamente cinesi -, come Hong Kong, Taiwan e Singapore, non hanno mai destato preoccupazioni geopolitiche in Occidente, né critiche sulla pianificazione economica o sull’assenza di democrazie all’occidentale.

Anzi. assurti come modelli di developmental state, orientati all’esportazione, sono stati sostenuti, usati e legittimati come campioni della nuova globalizzazione. Diverso il discorso della graduale ascesa cinese, a partire dagli anni Ottanta. Peso demografico, peculiarità politiche e, infine – fin dalla seconda metà degli anni Novanta -, nuovo protagonismo: sono fattori che hanno portato a riservare alla Cina un trattamento speciale da parte dei Paesi egemonici a livello internazionale. Dapprima usata come fabbrica del Mondo – ed oggi come partner nelle frontiere più avanzate dei sistemi produttivi internazionali e nella ricerca -, la Cina sta subendo, vieppiù, attacchi politici e culturali chiaramente strumentalizzati a fini geopolitici.

Dapprima usata come fabbrica del Mondo – ed oggi come partner nelle frontiere più avanzate dei sistemi produttivi internazionali e nella ricerca -, la Cina sta subendo, vieppiù, attacchi politici e culturali chiaramente strumentalizzati a fini geopolitici.

Se le comunità degli affari e molte comunità politiche hanno legato il proprio destino alle nuove opportunità offerte dalla Cina, le pressioni di Governo e quelle mediatiche contro il “Celeste Impero” sulla scacchiera mondiale sono aumentate proporzionalmente al ruolo effettivo a livello globale.

La Cina si è aperta sempre più al Mondo e continua, di fatto, a farlo (è di questi giorni, ad esempio, l’ulteriore proposta dei propri mercati finanziari agli stranieri), ma non accetta interferenze su come debba gestire il proprio rapporto tra politica ed economia. O peggio, su come debba riformare il proprio sistema politico. Un’attitudine del tutto legittima, in quanto rispettosa dei principi cardine del funzionamento di una logica, che riconosce il rispetto reciproco e la non interferenza negli affari interni degli Stati. Ancora nel bel mezzo di un costante processo di riforma interna, il Paese negli ultimi decenni si è spostato da una realtà di crescita quantitativa a tutti i costi ad una “nuova normalità” ed alla “Nuova Era” per il ringiovanimento della società, il miglioramento delle condizioni esistenziali del popolo, con il preciso obiettivo della costruzione del socialismo con caratteristiche cinesi entro il 2049 (secondo centenario).

La BRI (Belt and Road Initiative n.d.r.) è il cuore ed il corpo internazionale della Cina nella Nuova Era.Se è vero, come diceva Pietro Nenni, che “le idee camminano con le gambe degli uomini” – per costruire relazioni pacifiche tra i Popoli – allora il nostro peregrinare nel Mondo può avere un senso. La Pace, la sua promozione, non è solo l’assenza della guerra; tuttavia, quest’ultima rappresenta la pre-condizione indispensabile per qualsiasi possibile sviluppo umano. La Pace può essere considerata l’unico vero Diritto Umano Universale, collettivo prima ancora che individuale, in quanto è la sola che garantisce il diritto alla vita. Da questo punto di vista, la BRI è essenzialmente un’importante opportunità proprio in questa direzione. Per la costruzione di relazioni pacifiche attraverso lo scambio, il dialogo, la conoscenza reciproca. La BRI è una realtà in divenire ed è ancorata ad un processo di internazionalizzazione cinese acceleratosi alla fine degli anni Novanta per molteplici scopi – energetici, commerciali, produttivi e tecnologici.

Senza parlare del Pireo, potremmo guardare all’inaugurazione recentissima del nuovo terminale di Vado Ligure, agli accordi con le Autorità Portuali di Genova e dell’Alto Adriatico (contenuti nel MoU firmato del Marzo del 2019), agli investimenti in Africa – che hanno portato, ad esempio, all’inaugurazione recentissima della prima tratta ferroviaria che unisce le coste atlantiche a quelle dell’Oceano Indiano, con la linea Angola-Tanzania (Lobito-Dar es Salaam) .

Inoltre, abbiamo una nuova ferrovia che collega Addis Abeba-Djibouti, la Mombasa-Nairobi in Kenya – operativa dal 2016 ed inaugurata ufficialmente nel 2017-, e molte altre realizzate ed in via di costruzione grazie ad investimenti cinesi. Potremmo spostarci nel Sud-Est asiatico e seguire la ripresa del progetto di collegamento ferroviario con la Malesia, oppure nei Balcani, con l’autostrada in Montenegro e quella Belgrado-Budapest. Potremmo parlare della cantieristica navale, degli accordi nei settori del turismo e dei media (il people-to-people per il mutual understanding), dello sviluppo tra Xinjiang e Kazakistan, degli investimenti in infrastrutture urbane ad Astana e via discorrendo. L’Italia è sempre più coinvolta e si parla di accordi multisettoriali, compresi gemellaggi tra città ed  intese tra Università. Roma è il suo terminale naturale, ieri come oggi. Lanciata ufficialmente nel 2012, questa iniziativa segna il mandato di Xi Jinping, aprendo una nuova stagione di protagonismo cinese nel mondo.

“Interconnessione” è la parola chiave per riassumere la BRI, finalizzata ad aumentare i collegamenti tra luoghi, coprendo spazi rimasti troppo a lungo disconnessi e marginalizzati nelle reti globali.

Cosa che la Cina vede giustamente come problema da risolvere, prima di tutto coi Paesi confinanti. Lo scarso sviluppo economico nelle regioni centroasiatiche, ad esempio, è stato fonte di instabilità in Cina – come dimostratosi con la lunga ondata di attacchi terroristici, in parte riconducibili a situazione di sottosviluppo in alcune remote aree confinarie. Già Manuel Castells – e più, recentemente, Parag Khanna – hanno spiegato la genesi della network society al livello di economia e società globale, del passaggio epocale di paradigma economico-sociale, dall’industrialismo all’informazionalismo.

Parag Khanna

Khanna, in particolare, ci mostra come l’interconnessione, tramite la costruzione di infrastrutture, sia la fonte del potere e della redistribuzione dello stesso nel XXI secolo.

Ma la BRI non è solo infrastrutture materiali, ma anche immateriali. Non è solo una modalità per rafforzare interdipendenza commerciale e finanziaria, ma anche per dare nuova linfa al coordinamento politico e per incrementare gli spazi di cooperazione tra popoli, lavorando sullo scambio culturale, la mutua conoscenza, ecc.  Queste ultime forme di connettività non sono dei corollari, ma appartengono ufficialmente alle cinque priorità della “Nuova Via della Seta”.

Possiamo dire che la Cina stia cogliendo appieno la necessità di rispondere a difficoltà e tensioni derivanti dal deficit di connettività tra aree geografiche. Proponendo un progetto centrato in Eurasia ed Africa, ma che copre, di fatto, l’intero Mondo.

La BRI evoca le gesta e gli eventi di scambio e cooperazione dell’antica Via della Seta (termine coniato solo nel XIX secolo), la cui storia rappresenta un primo, importante elemento culturale nell’idea ispiratrice. è stata lanciata, certamente, per dare risposte anche a condizioni economiche interne, in particolare alla sovrapproduzione, in alcuni settori, ed alla necessità di creare nuovi mercati di sbocco. È stata lanciata, certamente, per dare risposte anche a condizioni economiche interne, in particolare alla sovrapproduzione, in alcuni settori, ed alla necessità di creare nuovi mercati di sbocco. Tuttavia, fermarsi a questa reale motivazione sarebbe estremamente riduttivo.

La Cina ha sperimentato in casa propria il vantaggio, dato dall’aumento dell’inter-connettività. Investendo massicciamente in infrastrutture all’avanguardia ha potuto conoscere direttamente numerosi benefici per la propria popolazione (in termini di crescita dei mercati, opportunità di lavoro, ecc). Pertanto, ragionevolmente, l’Era di Xi si apre con questa proposta globale, proprio pochi anni dopo la grande crisi finanziaria esplosa nel cuore del mondo occidentale, che ha messo a dura prova il paradigma politico-economico neoliberista.

Insomma, si tratta, a mio avviso, di una proposta centrata sull’economia reale, la cui bontà non è legata al mondo delle idee, ma all’esperienza storica.

Infine, questa strategia è incardinata negli obiettivi di medio e lungo termine della RPC, in particolare ai macro-obiettivi dei due centenari (Fondazione del Partito e della Repubblica Popolare, per costruire una realtà socialista prospera) e a quelli dell’ultimo Congresso del PCC (nuove forme di relazioni internazionali e futuro condiviso). Seppure abbiamo nuove zone economiche speciali, nuovi porti, crescita dei flussi commerciali, quindi innumerevoli opportunità di business, ciò che viene troppo spesso sottaciuto riguarda proprio la portata culturale e politica del progetto. Questa dimensione, quando affrontata, viene spesso discussa – ahi noi – con le categorie obsolete della Guerra Fredda. Cioè, in una logica di scontro tra Potenze.

In realtà, ci si dimentica troppo frequentemente di alcuni punti cardine della BRI che restituiscono un quadro politico, valoriale e culturale ben diverso. Sintetizzando, potremmo parlare di un’iniziativa che mette al primo posto l’economia reale, quindi il benessere dei Popoli, ma anche e soprattutto la cooperazione rispetto alla competizione, a favore di partnership e non di blocchi di alleanze, essendo questa iniziativa assolutamente inclusiva (senza dunque discriminazioni politiche tra Paesi) e non coercitiva (non vi è richiesta di alleanze militari o investimenti in tal senso), come sintetizzato dalla formula 1+1=3…la coesistenza pacifica come valore comune aggiuntivo…

Concludendo, siamo di fronte ad una riconfigurazione dei rapporti in cui la BRI rappresenta uno dei motori più significativi, che ha avuto origine da una molteplicità di ragioni storiche e contemporanee, che si sta sviluppando in un mondo carico di sfide ed ancora marcato da numerose instabilità regionali (a cui l’approccio insito nell’iniziativa tenta di dare una qualche risposta fattuale) e che ha finalità molto più profonde ed articolate rispetto al mero, benché importante, piano economico-finanziario e commerciale.

新时期的中国

新丝绸之路的经济政治和文化意义

第一代亚洲四小龙的不同政治和经济制度,在文化和种族上都是中国人,如香港、台湾和新加坡,从来没有引起西方的地缘政治关注,也没有引起西方对经济规划或缺乏民主的批评。

以出口为导向的发展模式作为新全球化的样本得到了支持、使用和合法化,确实是不合理的。从20世纪80年代开始,对中国逐渐崛起的说法就各不相同。自1990年代末以来,人口比重、政治特殊性等,这些因素导致中国在国际上受到霸权国家的特殊对待。中国最初被用作世界工厂,现在作为国际生产系统和研究最先进前沿领域的合作伙伴,此外,出于地缘政治目的,中国正遭受明显被利用的政治和文化攻击。

尽管商界和许多政治界都将自己的命运与中国提供的新机遇联系在一起,但政府和媒体对世界棋盘上“天朝帝国”的压力却与实际的全球角色成正比地增加。

中国对世界的开放程度越来越高,事实上还在继续(比如,现在是金融市场向外国人提供开放的时机),但不接受对其如何管理政治与经济关系的干预,或者更糟的是,它应该如何改革其政治体制,本着完全合法的原则,尊重逻辑运作的核心,承认相互尊重和不干涉国家内政,中国仍在不断进行内部改革的过程中,近几十年来从不惜一切代价实现数量增长,走向“新常态”,走向社会复兴、人民生存条件改善的“新时代”,其确切目标是2049年(成立后第二个世纪)中国特色社会主义建设。

“一带一路”倡议是中国新时期的心脏和身体,如果真的如皮埃特罗·内尼所说,“思想是用人的腿走路”以建立各国人民之间的和平关系,那么我们走向世界的朝圣之旅就有意义了。促进和平不仅是没有战争,而且是任何可能的人类发展的先决条件。和平可以被视为唯一真正的普遍人权,即使在个人面前也是集体的,因为它是唯一保障生命权的人权。从这个角度来看,“一带一路”本质上是朝这个方向发展的一个重要机会。通过交流、对话、相互了解,建设和平关系。“一带一路”是一个正在形成的现实,它以20世纪90年代末中国加速国际化的进程为基础,其目的有很多:能源、商业、生产和技术。

不谈比利牛斯山脉,我们可以看看最近瓦多利古雷新码头的落成典礼,与热那亚和高亚得里亚海港口当局的协议(包含在2019年3月签署的谅解备忘录中),以及在非洲的投资——例如,最近开通了连接大西洋沿岸和印度洋沿岸的第一条铁路,以及安哥拉-坦桑尼亚铁路(洛比托-达累斯萨拉姆)。

此外,我们还有一条新铁路,连接亚的斯亚贝巴-吉布提、肯尼亚蒙巴萨-内罗毕,自2016年开始运营,2017年正式通车,还有许多其他铁路由中国的投资而建成和在建。我们可以直通到东南亚,继续与马来西亚或巴尔干地区的铁路连接项目,以及黑山和布达佩斯贝尔格莱德的公路。我们可以讨论造船、旅游和媒体领域的协议(人与人之间的相互了解)、新疆和哈萨克斯坦之间的发展、对阿斯塔纳城市基础设施的投资等等。意大利越来越多地参与进来,人们谈论多部门协议,包括城市之间的友好协议和大学之间的协议,过去和现在一样罗马是它的自然终点站,这项倡议于2012年正式启动,由习近平提出,开启了中国领导世界的新一季。

“互联”是总结BRI的关键词,旨在增加站点之间的连接,覆盖全球贸易断开和边缘化时间过长的区域。

中国认为这是需要解决的问题,首先是与邻国的问题。例如,中亚地区经济发展不佳是中国不稳定的一个根源,恐怖主义袭击的长期浪潮就证明了这一点,部分原因是一些边远地区的不发达。曼纽尔·卡斯泰尔(Manuel Castells)和帕拉格·卡纳(Parag Khanna)已经在全球经济和社会层面上解释了网络社会,从工业化到信息化的经济和社会范式的划时代转变。

特别是卡纳,向我们展示了互联互通如何通过基础设施建设成为21世纪的能源和权力再分配。

但”一带一路“不仅是物质上的基础设施,而且是无形的,这不仅是加强贸易和金融相互依存关系的一种方式,而且也是推动政治协调、增加各国人民之间合作空间、致力于文化交流、相互了解等的新动力。这些后一种互联互通形式并非必然,而是正式属于“新丝绸之路”的五大重点。

可以说,中国充分认识到应对地理区域间缺乏互联互通带来的困难和紧张局势的必要性。提出了一个以欧亚和非洲为中心,但实际上覆盖全世界的项目。

”一带一路“唤起了古代丝绸之路(仅在19世纪创造的一个术语)交流与合作,这段历史代表了鼓舞人心最重要的第一次文化交流。当然,它的推出是为了应对某些部门的内部经济状况,特别是生产过剩,以及为了建立新的销售点。当然,它的推出是为了应对国内经济状况,特别是某些部门的生产过剩,以及建立新的销售点的需要。

中国考虑到互联互通程度的提高,并且在国内这项已经获得了优势,通过对尖端基础设施的大量投资,它能够直接为其人口带来许多好处(在市场增长、就业机会等方面)。因此,按理说,在西方世界心脏地带爆发大金融危机仅仅几年之后,习近平时代就以这一全球提议拉开序幕,这对新自由主义政治经济范式构成了考验。

简而言之,在我看来,这是一个以实体经济为中心的提案,并不是突发奇想,而是根据历史经验而提出来。

最后,这一战略体现在中华人民共和国的中长期目标中,特别是两个世纪的宏观目标(党的基础和人民共和国,建设繁荣的社会主义现实)和上一届中国共产党代表大会的宏观目标(新的国际关系形式和共同的未来)。虽然我们有了新的经济特区、新的港口、商业流量的增长,因此也有了无数的商机,但往往隐含的问题恰恰关系到项目的文化和政治问题。这一层面,当我们面对时,如我们往常讨论冷战时期的问题一样,我是说,在权力冲突方面。

事实上,我们常常忘记了”一带一路“的一些要点,这些要点为我们提供了一个非常不同的政治、价值和文化框架。总而言之,我们可以谈论一项将实体经济放在第一位的倡议,即人民的福祉,但同时也高于与竞争有关的合作,有利于伙伴关系,而不是联盟集团,因为这项倡议是绝对包容的(因此国家间不存在政治歧视)非强制性(在这方面不需要军事联盟或投资),如公式1+1=3所总结的……和平共处是一种附加的共同价值……

总之,我们面临的是一种关系的重组,其中”一带一路“代表了最重要的引擎之一,这源于各种历史和当代原因,这是在一个充满挑战的世界中发展起来的,因为仍然有许多区域不稳定和落后(倡议的做法试图对这些不稳定作出一些实际的反应),其目标很单纯,尽管重要的经济金融和商业计划是更为深刻和明确的目的。

作者:Fabio Massimo Parenti

国际研究副教授(ASN),佛罗伦萨洛伦佐·德梅迪奇国际学院讲师,郑州CCERRI智囊团成员,罗马金砖国家实验室EURISPES成员。最近出的一本书是《埃及,地理金融与地缘政治学》。

Fabio Massimo
About Fabio Massimo 2 Articoli
Professore associato (ASN) di studi internazionali, docente all’Istituto Internazionale Lorenzo de ‘Medici, Firenze, membro del think tank CCERRI, Zhengzhou, e membro di EURISPES, Laboratorio BRICS, Roma. Il suo ultimo libro è Geofinance and Geopolitics, Egea.