Il Belt and Road Forum

14-15 maggio 2017

Con il Belt and Road Forum per la Cooperazione Internazionale, tenutosi a Pechino lo scorso 14-15 maggio, la BRI ha realizzato un ulteriore passo in avanti. Al vertice hanno partecipato 29 capi di Stato e di Governo tra cui Vladimir Putin, Recep Erdogan, Paolo Gentiloni, Mariano Rajoi, Alexis Tsipras, Viktor Orban, Muhammad Nawaz Sharif, più 130 delegazioni ufficiali per un totale di più di 1.200 delegati e più di 4.500 giornalisti provenienti da tutto il mondo. Presenti anche le massime istituzioni internazionali con il Segretario Generale dell’Onu, Antonio Guterres, il Presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim, ed il direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde. Di particolare rilevanza, anche alla luce delle tensioni sulla Corea del Nord, la delegazione statunitense guidata da Matt Pottinger, advisor speciale del Presidente Donald Trump e Direttore del National Security Council per l’Asia. Xi Jinping ha annunciato che la Cina contribuirà con circa 60 miliardi di dollari alla realizzazione della BRI, attraverso il Silk Road Fund, la China Development Bank e l’Export and Import Bank of China.
Al termine del vertice, i capi di Stato e di Governo hanno sottoscritto un comunicato congiunto in cui è stata ribadita la volontà di rafforzare la cooperazione internazionale, opporsi a tutte le forme di protezionismo e sostenere l’avanzamento della Belt and Road Initiative .
Il forum, che come annunciato dal Presidente Xi, si ripeterà a Pechino nel 2019, ha registrato la stipula di più di 270 accordi tra la Cina e i Paesi partecipanti, nel campo politico, infrastrutturale, commerciale, finanziario e nei rapporti tra le popolazioni .

Proprio nel discorso inaugurale del vertice, il Presidente Xi Jinping ha illustrato la necessità di “costruire uno scenario internazionale stabile e basato sulla cooperazione, sul dialogo e non sul confronto. Una cooperazione in grado di portare benefici in modo paritetico attraverso il rispetto della sovranità, dignità ed integrità territoriale.

Ogni paese con il proprio modello di sviluppo e con i propri sistemi sociali. La Cina, sempre secondo Xi, “è disposta a condividere la sua esperienza di sviluppo con il resto del mondo, non immischiandosi negli affari interni degli altri paesi, non esportando il proprio sistema sociale né il suo modello di sviluppo”. Analizzando le sfide che incombono su questa imponente iniziativa, Xi ha riconosciuto come “molti paesi, potenziali partener della Nuova Via della Seta, sono oggi vittime di conflitti, tensioni e sfide e, per questo sarà fondamentale promuovere una comune visione della sicurezza. Nell’avanzamento della One Belt One Road, dobbiamo concentrarci sul tema fondamentale dello sviluppo, liberare il potenziale di crescita di diversi paesi e conseguire un’integrazione economica e uno sviluppo interconnesso e offrire vantaggi a tutti.

Dobbiamo istituire un sistema di salvaguardia finanziaria stabile e sostenibile che mantenga i rischi sotto controllo, crei nuovi modelli di investimenti e finanziamenti, incoraggi una maggiore cooperazione tra governo e capitale privato e costruisca un sistema finanziario diversificato e un mercato su differenti livelli di capitali. La Nuova Via della Seta non vuole reinventare nuove rotte, piuttosto, mira a completare le strategie di sviluppo dei paesi coinvolti sfruttando i loro punti di forza. La Cina, in cooperazione con i paesi interessati, ha accelerato la costruzione della ferrovia ad alta velocità di Giacarta-Bandung, la ferrovia della Cina-Laos, la ferrovia Addis Abeba-Gibuti e la Ungheria-Serbia e ha avviato l’ammodernamento dei porti del Gwadar e del Pireo”. Sotto il profilo economico “la Cina contribuirà con ulteriori 100 miliardi di yuan (circa 14,5 miliardi di dollari) al Fondo Silk Road”.

Il Presidente Xi, ha inoltre, chiarito come con la One Belt One Road la Cina non abbia intenzione di formare un piccolo gruppo di paesi che possano pregiudicare la stabilità internazionale. “Quello che speriamo di creare è una grande famiglia di coesistenza armoniosa, concentra sui paesi asiatici, europei e africani, ma è anche aperta a tutti gli altri paesi. Tutti i paesi, sia dall’Asia, dall’Europa, dall’Africa, che dalle Americhe, possono essere partner della cooperazione internazionale della Belt and Road Initiative”.

Matteo Bressan
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È emerging challenges analyst per la NATO Defense College Foundation e si occupa di Medio Oriente e sicurezza per “Gli occhi della guerra” su IlGiornale.it. è stato coordinatore didattico e docente del corso sul terrorismo svoltosi alla SIOI. È coautore insieme ad Alessandro Politi, Stefano Felician Beccari e Domitilla Savignoni di “Eurasia e jihadismo – Guerre ibride sulla Nuova Via della Seta” (Carocci 2016) e insieme a Laura Tangherlini di “Libano nel baratro della crisi siriana” (Poiesis 2014). è autore di “Hezbollah. Tra integrazione politica e lotta armata” (Datanews 2013). Ha collaborato con “Rivista Militare”, “Informazioni della Difesa” e “Gnosis”. Ha conseguito nel 2007 il master in Studi Internazionali strategico – militari presso il Centro Alti Studi per la Difesa (CASD) e per attività di ricerca è stato in Libano, Iran, Kurdistan iracheno e Cina.